lunedì 2 febbraio 2026

La luce fragile del mattino: la candelora

 


La luce che filtrava attraverso la finestra, ancora fragile e incerte delle prime ore del mattino, mi ha stuzzicato nel profondo, andando a risvegliare ricordi e sensazioni lontane nel tempo. La nostra mente è simile ad una grande cassapanca che racchiude di tutto, o un guarda roba delle memorie, tracce profonde e decise che sembrano sparite e soffocate dal tempo, in realtà sono lì depositate in attesa di essere rinvigorite, a volte basta un nulla, una luce particolare, un profumo, un volto, una parola: la nostra storia di vita è davvero uno scrigno. Nel silenzio della preghiera di questa mattina, nel cuore a cuore e nel riverbero della Sua Presenza, ho acceso un piccolo lumino in più oggi (prima o poi prenderò fuoco me lo sento), per rendere presente in questo abbraccio del mattino, le tante persone, donne e uomini che ho conosciuto e che conosco, che hanno fatto la scelta di vita di Alleanza con Dio in una vita celibe. Vite silenziose, completamente immerse nei quotidiani più diversi, fuori dal clamore ma profondamente legati a contesti umani ben precisi, mai a parte, semplicemente “mescolati nel cuore delle masse”. Così questi ricordi mi fanno immediatamente percepire che anche la mia vita è “parte” di un intreccio enorme di fili e storie, di sensibilità diverse e sfide inaspettate. Ciò che sono e ho scelto come stile di vita, non è frutto di una mia originalità, ma la consegna di passioni, la condivisione di percorsi, l’offerta di domande e la vicinanza calda di amicizie autentiche.

               Faccio un profondo respiro, quasi a voler raccogliere dentro di me, tutto quello che gli incontri e queste amicizie hanno lasciato come traccia, un gesto automatico quello di respirare, ma profondo per poterlo depositare nella parte più intima di me e nutrirmene, prima di lasciarlo ancora andare per non trattenerlo.


Mi accorgo che sono in questo luogo, in questo piccolo alloggio da più di tredici anni ormai, da 26 ho scelto di vivere come piccolo fratello; eppure, ciò che sembrerebbe stabile, mi accorgo che è semplicemente precario, o almeno l’ho abitato con la costante disponibilità a rimettermi in cammino, solo ora ne sono consapevole, e provo una sorta di serenità, colgo una quiete profonda nel mettere radice nella precarietà.

L’Alleanza con Dio non è un mettersi a parte, né il tracciare confini definiti e protettivi, non è un approdo che ti mette al sicuro, né una meta da raggiungere, è piuttosto un mettersi nel flusso delle domande, e della ricerca, dell’abitare la mobilità dell’essere, e lasciarsi ferire dalla vita e dalle relazioni, è riconoscere nel rischio della propria vulnerabilità la libertà di farsi raggiungere fino in fondo da un Incontro.


Nell’Alleanza con Dio mi ritrovo nomade, ed ho bisogno del coraggio dei nomadi del deserto, sanno cogliere ciò che è essenziale, sanno adattarsi alle condizioni più estreme, e soprattutto sanno riconoscere che nell’appartenenza reciproca e nel cammino condiviso della carovana, si può attraversare ogni deserto: da soli e di autosufficienza si muore.





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