Le parole hanno bisogno di delicatezza per essere pronunciate, si nutrono di tempo sospeso, e di pause accoglienti. Le parole sono generate da storie graffiate, da incontri inattesi e da desideri accolti. Le parole sono ambivalenti, possono far fiorire e seccare nello stesso istante. Hanno un enorme potere, per questo a volte sono asservite allo strapotere. Sono armonie, note, musica che narrano e consegnano, accolgono e riconoscono. Sono come soffi leggeri, sussurrate, per questo rigenerano e trasformano, sanano e raggiungono l’intimità. Le parole conduco fino alla soglia del mistero dell’altro, poi si tacciono e lasciano spazio per non inquinare, manipolare, travisare, determinare o tradire. Le parole sono sigillo che uniscono esistenze, aprono mondi quando questi sono distanti, sono potenti quando esprimo ciò che resta censurato e liberano il grido che rivendica e che chiede giustizia. Le parole in sé non si appartengono, piuttosto si consegnano, rischiando di essere utilizzate anche come frecce appuntite, lingue taglienti, armi sofisticate. Le parole danno forma ad alleanze e dolore ai tradimenti.
Le parole ci rappresentano, ci svelano, ci definiscono, ci liberano, ci nascondono. Sono in azione anche quando tacciono.
“Si, il Verbo divenne carne e pose la sua tenda tra di noi” Gv. 1,14
Dio non l’ho mai sentito o cercato in “un altrove” magari rassicurante ed emozionante, l’ho provato ad incrociare nelle mie parole e in quelle degli altri, qualunque esse siano, parole pronunciate in questo tempo faticoso, contraddittorio, violento e presuntuoso eppure un “tempo opportuno”. In questa massa scomposta la sua Parola si mescola tra le mille altre, non pretende di essere l’unica, la suprema e l’altisonante, non si distingue per capacità di marketing, non è seduttiva per accalappiare, è dolce ma non viscida e mielosa, è decisa ma non umiliante, svela ma non svergogna o giudica. È profondamente dentro l’esistere in cui ci troviamo ad evolvere, lo abita prima ancora che lo riconosciamo, è talmente intimo a noi stessi da non poter essere trattenuto, lo possiamo solo riconoscere nel volto dell’altro.
Dio, in altre parole.
Buon Natale, la festa della Parola Incarnata.



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