Eccoci di nuovo pronti ad aprire e dar vita con il confronto, ad un nuovo "Spazio di Fraternità": ci troveremo domenica prossima 22 MARZO dalle ore 16.00 alle ore 18.00 presso i locali della parrocchia San Marco alle Paludi (FERMO).
La parola scelta per l'incontro è "ACCOGLIENZA", a suggerire spunti e favorire il confronto Stefano Ricci e Cinzia Spataro, famiglia affidataria da anni impegnata in quest'esperienza e che molti di noi conoscono, per questo motivo siamo sicuri che non mancheranno buoni stimoli.
Vi aspettiamo.
venerdì 20 marzo 2015
domenica 15 febbraio 2015
Spazi di Fraternità- confini
Questa volta Filomena (piccolo sorella Jesus Caritas), ha superato se stessa, con una puntualità incredibile è riuscita a sistemare i suoi appunti, farli vedere al Prof. Alici e metterli a disposizione di tutti.
Quello di domenica 22 è stato uno "spazio di Fraternità" davvero sostanzioso e ricco di spunti, che Luigi Alici ci ha condiviso, la partecipazione di ognuno, l'ascolto profondo che si era creato e il piacere di condividere insieme i pensieri, le esperienze e le prospettive di vita personali, hanno sicuramente arricchito ognuno. Come per l'intervento di dom Gianni anche questa volta la partecipazione fisica e l'ascolto diretto hanno reso le parole più succose e capaci di una maggiore provocazione.
Ecco a disposizione in versione pdf l'intervento sulla parola CONFINI
https://www.facebook.com/groups/237749193055113/
Amedeo
Quello di domenica 22 è stato uno "spazio di Fraternità" davvero sostanzioso e ricco di spunti, che Luigi Alici ci ha condiviso, la partecipazione di ognuno, l'ascolto profondo che si era creato e il piacere di condividere insieme i pensieri, le esperienze e le prospettive di vita personali, hanno sicuramente arricchito ognuno. Come per l'intervento di dom Gianni anche questa volta la partecipazione fisica e l'ascolto diretto hanno reso le parole più succose e capaci di una maggiore provocazione.
Ecco a disposizione in versione pdf l'intervento sulla parola CONFINI
https://www.facebook.com/groups/237749193055113/
Amedeo
domenica 8 febbraio 2015
Il canone
E’ il giorno dopo giorno che qualifica la mia vita, non nel
senso di una piatta rassegnazione, o nell’attesa di un evento speciale, ma
nella consapevolezza che il quotidiano vissuto in pienezza e liberato dalla “pretesa”,
mi permette di assaporare la vita in tutte le sue sfumature; ho scoperto nel
tempo il valore del “deserto nella città”, quella ricerca costante non dello
straordinario, ma del saper stare in pienezza in quello che avviene, che
accade. Lentamente, nella fedeltà alla
propria scelta, nell’ascolto dei propri desideri, nel coraggio di non fuggire
quando l’aridità diventa un po’ lacerante e ti porta all’essenziale, o ti
disillude, nel sentire che è nel cuore del vivere umano che si può cogliere la
scintilla della Sua presenza, allora solo allora si scopre che il deserto è un
grembo che genera, è una dimensione feconda, è uno spazio infinito capace di
contenere e che spinge verso altri significati, il “deserto” diventa il luogo
delle relazioni. Mi ha sempre colpito in Charles de Foucauld questo suo
desiderio di spingersi continuamente in profondità nel deserto del Sahara, non
per allontanarsi, non per la risposta a dei bisogni del tutto personali, né per
la conquista di una perfezione o eroicità che altro non produce se non un vuoto
narcisismo, fratel Charles si è spinto nel deserto per incontrare, per
mescolarsi, per essere nel cuore della reciprocità, per andare oltre il confine
di sé e della propria appartenenza; man mano che avanzava, nel cuore del
deserto ha abbandonato il “parlare inutile”, ha mollato tutto quello che lo
separava, ha accolto in sé le parole dell’altro, ha smesso di “dare”,
liberandosi del ruolo del benefattore per sperimentare in sé, l’efficacia del
donare reciproco.
Il mio amico pachistano non ha mai accettato che pagassi un
affitto troppo alto rispetto al mio appartamento, dice che anche il luogo dove
abito è troppo popolare, nel senso non positivo del termine, come dire: “non
vivi ai Parioli!”; in queste settimane ha fatto di tutto per farmi ottenere uno
sconto, ha mediato, ci ha messo la sua parola e così ho ottenuto una riduzione
del canone d’affitto. “Tu non guadagni molto e molti qui fanno fatica a pagare
tutte le spese del quotidiano” con queste e
altre osservazioni ha giustificato il suo interesse per me. E’ lui che
mi ha trovato casa all’inizio e in qualche maniera si prende ancora cura di me,
in maniera del tutto disinteressata; mi ripete costantemente che lui ha
sperimentato la mancanza di tutto, sa cosa vuol dire non avere nulla ed essere
aiutato, altri lo hanno fatto con lui, ora che può cerca di darsi da fare, ma
io so bene che non da del superfluo, da del suo. Percepisco che tra noi due c’è una
stima reciproca, che non è mai troppo esternalizzata, sono i gesti che la
esprimono. Mi accorgo che questa relazione mi permette di andare a fondo e di
dare forma e stile a questa mia presenza nel quartiere, per vivere da piccolo
fratello il primo passo da fare è cogliere la fiducia nell’altro e lasciarsi
condurre dalle persone nel cuore delle propria realtà, vivere in profondità il
silenzio per divenire giorno dopo giorno “abbordabili”, per non invadere come
eroe in cerca di gloria e riconoscimento il vissuto delle persone, ma essere
ospite discreto e rispettoso, lasciandosi accompagnare passo dopo passo lì dove
abita l’altro.
Mi trovo pienamente nelle parole di Dominique Barthélemy
quando parla della scelta dei poveri alle piccole sorelle di Gesù: ”La presenza di solidarietà si dilaterà nel
tentativo di testimonianza, non rinuncerà alla testimonianza, non si sottrarrà
all’aiuto. Ma non si centrerà su un progetto di testimonianza, né su un
progetto d’aiuto. La presenza di solidarietà si centrerà su un progetto “d’essere”,
che non può venire superato” .
domenica 18 gennaio 2015
Senza parole
Far risuonare le proprie parole, i propri pensieri, le
proprie domande nel silenzio accogliente di una persona che ti ascolta in
profondità, è una delle esperienze più forti e vitali che mi sia successo di
sperimentare ultimamente. Non ho mai
concepito il mio percorso personale senza quel sano desiderio e bisogno di
confrontarmi con qualcuno, facendo
sempre molta attenzione a cercare persone che sappiano in libertà porre le
domande giuste, e per giuste intendo quelle che scomodano e invitano ad uno
sguardo ampio, che sanno far emergere illusioni da abbandonare senza troppi
rimpianti ed accogliere quelle opportunità concrete di crescita, che possono
passare anche attraverso sacrifici, parola strana oggi ma quanto mai da
riscoprire e ri- significare. Questo confronto non si può certo sperimentare
con un numero allargato di persone, esse
al contrario vanno centellinate, identificate, vagliate, conosciute, perché alla
fin dei conti e in sostanza, si tratta
di affidarsi reciprocamente.
Ultimamente faccio molta fatica a riconoscermi in questo
ambiente culturale dove sembra che siamo tutti interconnessi, dove le relazioni
valgono per il numero e non per la loro qualità, contano i clic, i “mi piaci”,
assunti e ricercati come conferma indispensabile che nessuno ci dimentica o che
la massa non ci ha messo ai margini, l’importante è non essere dimenticati e
per questo va bene qualsiasi cosa anche se vuota di significato. Mi sono
scoperto anch’io intrappolato e dipendente per certi aspetti, da questi
meccanismi, che non prevedono mai un confronto e una reciprocità, se non in
maniera superficiale e sicuramente non scomodante.
Ho ben chiaro il ricordo degli occhi, dello sguardo, della
postura, del profondo silenzio che sembra aver perso il rapporto con il tempo
che scorre e che quindi è libero dall’assillo del “tempo perso o guadagnato”, sono
ben impressi nella mia memoria questi elementi che ho ritrovato nelle persone
con cui ho condiviso un confronto e un ascolto profondo; chi sa ascoltare, è
capace di far riverberare la tua vita, la riecheggia aggiungendo quel dono che
consiste nel renderti consapevole della vita che sta germogliando in te, o che la
stai soffocando…e quindi perché persistere? Ed è il “silenzio” di queste
persone la cassa di risonanza, un silenzio mai emotivo, mai artefatto, mai
giudicante, direi più un silenzio grembo.
Di fronte a tante contraddizioni che questo tempo presenta e
che ostinatamente spesso confonde o non coglie, a tanta violenza, solitudine e
fatica di convivenza, sento che è un dono grande quello che mi è stato fatto da
queste persone, perché mi spingono ad andare a fondo nel mio desiderio di vita,
mi hanno fatto trovare la passione per accogliere uno sguardo e di avere uno
stile di relazione differente, più attento alla persona.
Avevo fatto risuonare a Dio la mia esigenza e Lui mi ha
posto di fronte al suo Tu
lunedì 5 gennaio 2015
...sulla soglia.
Con il mese di gennaio riprendiamo gli incontri di "Spazi di Fraternità", il primo appuntamento è fissato per domenica 25 gennaio dalle ore 16.00 alle ore 18.00 presso la parrocchia San Marco alle Paludi di Fermo.
Se il tema principale è "...Sulla soglia", la prima parola su cui ci confronteremo è "Relazione", abbiamo invitato dom Giacomo Giacomelli camaldolese e priore dei Fonte Avellana; chi ha avuto modo di ascoltarlo anche al convegno sul "cammino" che abbiamo organizzato a Fermo a Febbraio 2014, avrà sicuramente apprezzato la sua capacità di approfondimento e di dialogo.
"Spazi di Fraternità" è un luogo per incontrarsi e arricchirsi nell'ascolto reciproco, con l'unico obiettivo di fornire ad ognuno, in un clima di fraternità, la passione e le motivazioni per vivere il proprio quotidiano.
Qui di seguito il volantino del 25 gennaio.
Maggiori informazioni su tutti gli incontri le potete chiedere al mio indirizzo: amedeo.angelozzi@tiscali.it
Spazi di Fraternità ha anche una pagina facebbok https://www.facebook.com/groups/237749193055113/
Se il tema principale è "...Sulla soglia", la prima parola su cui ci confronteremo è "Relazione", abbiamo invitato dom Giacomo Giacomelli camaldolese e priore dei Fonte Avellana; chi ha avuto modo di ascoltarlo anche al convegno sul "cammino" che abbiamo organizzato a Fermo a Febbraio 2014, avrà sicuramente apprezzato la sua capacità di approfondimento e di dialogo.
"Spazi di Fraternità" è un luogo per incontrarsi e arricchirsi nell'ascolto reciproco, con l'unico obiettivo di fornire ad ognuno, in un clima di fraternità, la passione e le motivazioni per vivere il proprio quotidiano.
Qui di seguito il volantino del 25 gennaio.
Maggiori informazioni su tutti gli incontri le potete chiedere al mio indirizzo: amedeo.angelozzi@tiscali.it
Spazi di Fraternità ha anche una pagina facebbok https://www.facebook.com/groups/237749193055113/
lunedì 22 dicembre 2014
Metti le tue scarpe e buon viaggio
Questo tempo ha bisogno di ritmi lenti: può continuare a
suonare le sue melodie, o generarne di nuove, solo se rispetta le pause e ne
apprezza i silenzi, se sa gustare prima di ogni gesto creativo, il piacere dell’ascolto,
questo nostro tempo, credo, ha bisogno di riscoprire il valore del saper far spazio all'altro.
Un anno intenso quello che ho vissuto, fatto non di eventi
speciali, di incontri che stravolgono, né di scoperte disarmanti, è stato
piuttosto un tempo vissuto e gustato in profondità nel giorno dopo giorno, in
cui l’altro, che sempre ha un nome e cognome, un volto preciso e una storia che
si lascia conoscere, è entrato nella mia vita e ha lasciato una domanda, un
dubbio, ha motivato un cambiamento, favorito una scelta. Mi sono scoperto
lentamente “presente” in questa realtà, appartenente e straniero allo stesso
tempo, mi sono ritrovato osservato, qualche volta cercato, spesso incontrato, e
ad ogni occasione ho sperimentato in me il guizzo della vita e la passione per
una umanità che fuori dai clamore dello straordinario, spesso generato e
cercato ad ogni costo, risponde alla propria storia con una dignità disarmante. Il mondo si regge oggi, come in altri tempi,
sulla forza di donne e uomini che nonostante le enormi ferite, le
disuguaglianze imposte loro, gli inganni che hanno completamente deviato il
percorso del loro progetto personale, hanno comunque e tenacemente reagito,
hanno creduto ancora in una possibilità di cambiamento, hanno saputo reggere lo
sguardo di un altro uomo o di un’altra donna, senza mai abbassarlo.
Ancora adesso mi risuonano dentro le parole e
le voci di donne che nel raccontarmi la loro storia migratoria, mi hanno
condotto dentro il vuoto sordo e disorientante della violenza subita, della
perdita dei legami e della terra, e con loro lentamente risalire, senza forzare
i tempi, senza barare con la realtà, senza omettere di chiamare per nome chi è
responsabile del male; questo viaggio di ritorno si fa insieme, perché in
questa maniera non ci si perde una seconda volta. Non sempre mi piace fare
questi viaggi, ma “Nazareth è il posto significativo per l’altro, non il nido
caldo per noi” dice Davide Semeraro, e Nazareth è per me in tal senso, una
grande opportunità per entrare nel cuore dell’umanità che non può barare con se
stessa; invitandomi a viaggiare insieme mi permette, senza spreco di parole, di
vivere la stessa opportunità: non barare con la mia realtà.
Ho sperimentato il vuoto del deserto, l’assenza di Dio, ho
fatto fatica a non giudicare le inconsistenze e le contraddizioni mie e degli
altri, ho sperimentato la “sterilità” della mia scelta di vita, mi sono anche
lasciato contaminare e convincere dalla rabbia, alla fine c’è sempre la
provocazione del Vangelo che ridimensiona tutto questo e che mi pone di fronte
la scelta di Gesù che va oltre, per arrivare nel cuore della realtà umana, là
dove non sono permesse le mezze misure. Dio va oltre: per essere prossimo, per essere appartenente, e Gesù è ciò che diventa quando Dio va oltre sé.
lunedì 1 dicembre 2014
Dio mi si è disperso
“Disperdersi”: non è poi così pericoloso vivere questa dimensione nella propria vita, e non è nemmeno così negativa come parola, può spaventare certo, ma stuzzica e richiama il coraggio dell’abbandono, non c’è dubbio. Il mio compagno di viaggio, silenzioso e discreto, è in questi ultimi 25 anni Charles de Foucuald, che nonostante le sue strutture mentali di fondo, fatte di cultura francese, rigore militare, passione per la ricerca del nuovo e dell’inconosciuto, calcolatore e instancabile lavoratore nelle sue avventure, proprio lui ha fatto della sua vita un continuo “disperdersi”. Potrei dire che per questo, è molto attuale fratel Carlo, oggi infatti tutto sembra liquefatto, le relazioni, le scelte, gli impegni, anche l’assunzione di una responsabilità è relativa ed ha un'unica misura per la sua sopravvivenza: “fin quando mi va”.
Il disperdersi di Charles de Foucauld ha però tutt’altro
sapore e spessore, si nutre di ricerca, ascolto, appartenenza, passione e soprattutto
non è frutto di un capriccio personale
ma la conseguenza di un' intensa
relazione con Gesù; Charles de Foucuald attinge a piene mani nelle parole del Vangelo, lette e rilette, assaporate come frutti succosi di
vita presente e non come lettere arcaiche e impolverate o sbiadite dal tempo; lui
così lontano da ogni aspetto religioso, completamente digiuno da sermoni
petulanti e vincolanti, lui così razionale e concreto, si accorge della
presenza di un Dio, che non manifesta la sua onnipotenza, ma sceglie il rischio
di “disperdersi” nell’umano, raggiungendo l’ultimo posto, non per falsa
modestia, ma perché da quella posizione si coglie meglio l’essenziale della
vita degli uomini, la si può cogliere dal di dentro, non per sentito dire, ma
per averlo sentito in sé.
No, non è per me assolutamente naturale,
accogliere questa sfida, e non mi suona per nulla armonico o dolce raggiungere
l’ultimo posto, eppure se rileggo e soprattutto ascolto il desiderio che ancora
oggi mi abita con energia, mi accorgo che anche per me la dimensione del “disperdersi”
è la cifra essenziale, non tanto della mia storia personale, ma del mio
rapporto con Dio. Non mi percepisco e non mi sento assolutamente “solitario”
nella mia scelta di vita, e tutto quello che ho sperimentato e continuo a
sperimentare, ha senso solo se inserito in una relazione. Probabilmente è proprio
per questo motivo che disperdersi vuol dire entrare di più nella
dimensione umana, penetrare a fondo nelle situazioni, non restare indifferenti
alle storie e ai vissuti degli altri. Quando ci si lascia toccare dalla “vita”,
non in superficie, non per il bisogno di
sentirsi realizzati, non per riempire il vuoto della solitudine, allora va da se impegnarsi con gli altri, compromettersi, mettersi in cammino con un senso profondo di appartenenza
reciproca. E’ un po’ come nella
relazione d’amore: ci si lascia disperdere nell’altro per ritrovarsi coniugati
al plurale, e per evitare che sia un’invischiante simbiosi, abbiamo bisogno di
essere ben presenti a noi stessi.
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